Malattie rare, Cavaliere (SIFO): “Farmacisti ospedalieri strategici per l’accesso precoce alle terapie”

Garantire ai pazienti con malattie rare opportunità terapeutiche anche quando non sono ancora disponibili medicinali autorizzati e commercializzati. È uno degli ambiti nei quali il farmacista ospedaliero può svolgere un ruolo strategico, contribuendo a individuare e rendere concretamente accessibili le soluzioni terapeutiche previste dalla normativa.

A sottolinearlo è Arturo Cavaliere, presidente della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO) e direttore generale della ASL di Frosinone che, a margine del Congresso della Società che presiede, richiama l’importanza dell’accesso precoce alle cure e delle preparazioni magistrali personalizzate per rispondere ai bisogni clinici ancora insoddisfatti.

In un settore caratterizzato da patologie molto eterogenee, spesso prive di alternative terapeutiche, la disponibilità di nuovi farmaci rappresenta un’opportunità importante, ma non sempre coincide con la loro immediata accessibilità. In Italia esistono diversi strumenti che, in presenza dei requisiti previsti, consentono di anticipare l’impiego di determinate terapie, tra cui la Legge 648/1996, l’uso compassionevole e il Fondo nazionale AIFA previsto dalla Legge 326/2003.

È in questo contesto che, secondo Cavaliere, si inserisce il contributo dei farmacisti ospedalieri, chiamati a mettere le proprie competenze al servizio dei percorsi terapeutici e delle esigenze dei singoli pazienti. Un ruolo che riguarda anche la possibilità di realizzare, quando ne ricorrano le condizioni, preparazioni magistrali personalizzate in assenza di medicinali commercializzati idonei, ampliando le opportunità di trattamento.

Il tema assume una rilevanza anche sul piano della governance sanitaria. La capacità delle strutture di utilizzare gli strumenti disponibili, integrando le competenze cliniche e farmaceutiche, costituisce infatti un elemento importante nell’organizzazione dei percorsi di cura per le malattie rare. Una prospettiva nella quale l’accesso all’innovazione non dipende soltanto dalla disponibilità di nuove terapie, ma anche dalla capacità del sistema sanitario di renderle effettivamente fruibili ai pazienti che possono beneficiarne.

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