Al Congresso nazionale di Roma il presidente Antonino Trimarchi traccia la nuova rotta dell’Associazione: integrazione dei servizi, centralità delle relazioni e una mappa dei 568 Distretti italiani per valorizzare le esperienze dei territori.
A venticinque anni dalla sua fondazione, CARD, la Confederazione delle Associazioni Regionali di Distretto, sceglie di guardare al futuro partendo da una domanda che riguarda l’intero Servizio sanitario nazionale: come restituire ai Distretti la capacità di prendersi cura delle persone, superando la frammentazione dei servizi e delle responsabilità? È questo il filo conduttore dell’intervento con cui Antonino Trimarchi, presidente nazionale CARD, ha aperto il XXIV Congresso nazionale, in programma a Roma dal 29 al 31 ottobre, dedicato al tema “Il Distretto per la comunità che cura. Innovazione, tecnologie, prossimità”.
Un appuntamento che celebra la storia dell’Associazione, ma che soprattutto segna l’avvio di una nuova fase, nella quale CARD intende rafforzare il proprio ruolo di riferimento per i professionisti dell’assistenza territoriale, promuovendo un modello di sanità più vicino alle persone, capace di integrare competenze, servizi e risorse delle comunità.

“CARD esiste se serve alle persone”. È da questa affermazione che Trimarchi ha sviluppato la propria riflessione, indicando tre responsabilità fondamentali per il futuro dell’Associazione: restituire centralità al Distretto, promuovere un’Ecologia della Cura capace di ricomporre ciò che l’organizzazione sanitaria tende a separare e costruire una comunità professionale che sappia ascoltare e valorizzare le esperienze dei territori.
Nel raccogliere il testimone dei suoi predecessori, Rosario Mete, Gilberto Gentili e Gennaro Volpe, ricordati rispettivamente come il fondatore, l’innovatore e lo stabilizzatore, il presidente ha sottolineato la volontà di dare continuità a un percorso che oggi deve confrontarsi con le trasformazioni dell’assistenza territoriale e con una domanda di salute sempre più complessa.
Il Distretto come regia dell’assistenza territoriale
Il Distretto, del resto, non è una novità nell’ordinamento sanitario italiano. Già la legge 833 del 1978, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, prevedeva i Distretti sanitari di base come articolazioni delle Unità sanitarie locali. Nel tempo il loro ruolo organizzativo si è evoluto, fino al DM 77 del 2022, che ha ridefinito modelli e standard dell’assistenza territoriale, attribuendo al Distretto una funzione centrale nel coordinamento dei servizi e nella presa in carico della popolazione.
È proprio tra questo riconoscimento normativo e la concreta capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini che si colloca la riflessione di Trimarchi. Il presidente ha rivendicato con forza il valore di una parola, “Distretto”, che, pur ricorrendo nei documenti ufficiali, troppo spesso rischia di rimanere priva di contenuti nella pratica quotidiana. Per CARD il Distretto deve invece rappresentare la regia capace di ricomporre attorno alla persona ciò che l’organizzazione separa, facendo dialogare sanità e sociale, ospedale e territorio, prevenzione, cura e riabilitazione.
“Il Distretto è la regia che ricompone attorno alla persona ciò che l’organizzazione separa”, ha affermato Trimarchi, ricordando che nessuna famiglia dovrebbe essere lasciata sola nella ricerca di una risposta tra servizi differenti. Un compito che non può essere assolto soltanto attraverso procedure, standard e indicatori, per quanto necessari, ma richiede la capacità dei professionisti di collaborare e riconoscersi parte di un progetto comune.
L’Ecologia della Cura: dalla prestazione alla relazione
In questa prospettiva si inserisce il concetto di Ecologia della Cura, al centro dell’indirizzo che CARD intende sviluppare. Non una nuova teoria organizzativa, ma un modo di considerare la salute nella sua relazione con l’intera esperienza di vita delle persone. La malattia e le prestazioni sanitarie sono soltanto una parte di una realtà che comprende anche la casa, la famiglia, il lavoro, gli affetti, il quartiere e la possibilità di partecipare alla vita sociale.
Trimarchi ha richiamato la necessità di superare i confini delle singole competenze professionali e istituzionali, perché di fronte a situazioni di fragilità complesse la risposta “non è di mia competenza” non può rappresentare il punto di arrivo. Il cambiamento richiede piuttosto un’assistenza capace di mettere in relazione saperi diversi, riconoscendo anche il valore dell’esperienza delle persone assistite.
È qui che emerge un altro passaggio significativo dell’intervento: il superamento di una cura costruita soltanto “per” la persona a favore di una cura realizzata “con” la persona. Chi attraversa i servizi sanitari possiede infatti una conoscenza della propria esperienza che non coincide con quella tecnica dei professionisti, ma che deve essere riconosciuta e valorizzata. Non basta garantire le prestazioni previste se poi il cittadino continua a sentirsi solo, disorientato o costretto a ricostruire autonomamente il proprio percorso assistenziale.
La misura del cambiamento, secondo Trimarchi, non risiede dunque nel numero di strutture realizzate o nella frequenza con cui si utilizzano parole come prossimità e integrazione, ma nell’effettivo miglioramento dell’esperienza quotidiana delle persone e degli operatori. Una famiglia sostenuta, un percorso più semplice e continuo, professionisti messi nelle condizioni di lavorare meglio rappresentano i risultati attraverso cui valutare la capacità del sistema di trasformarsi.
Tecnologia, cure domiciliari ed equità nell’accesso
In questo quadro trovano spazio anche le tecnologie e l’intelligenza artificiale, che CARD considera strumenti importanti, purché subordinati alla qualità della relazione di cura. L’innovazione, ha osservato il presidente, acquista valore quando riduce le distanze, semplifica l’accesso ai servizi e raggiunge chi rischia di rimanerne escluso. Non deve essere la persona ad adattarsi alla tecnologia, ma il contrario, mantenendo la possibilità di un’intermediazione umana quando necessaria.
La stessa attenzione deve accompagnare lo sviluppo dell’assistenza domiciliare, che non può esaurirsi nel trasferimento di una prestazione sanitaria all’interno dell’abitazione. Il domicilio è un ambiente di relazioni, abitudini e appartenenze, nel quale i professionisti entrano in contatto con una parte importante della vita della persona. Per questo, accanto all’organizzazione delle attività, occorre riconoscere il valore del tempo dedicato all’ascolto e alla presenza.
Ne deriva anche una concezione più ampia dell’equità. Offrire a tutti la stessa possibilità formale di accesso non significa necessariamente garantire pari opportunità di cura. Esistono differenze tra chi può accedere ai servizi, chi conosce gli strumenti per farlo e chi riesce a orientarsi in percorsi organizzativi e digitali sempre più articolati. A queste disuguaglianze, nella visione proposta da CARD, deve rispondere un Servizio sanitario nazionale proattivo, capace di riconoscere i bisogni, avvicinarsi alle persone e accompagnarle, anziché attendere che siano sempre i cittadini a cercare autonomamente le risposte.
Una governance più vicina ai territori e la mappa dei 568 Distretti
Dalla visione agli impegni concreti dell’Associazione, Trimarchi ha quindi delineato alcune iniziative destinate a caratterizzare la nuova fase di CARD. La prima riguarda il rafforzamento del rapporto con i professionisti e con le realtà territoriali, attraverso quella che il presidente ha definito una “governance in uscita”: una modalità di lavoro che porti l’Associazione fuori dalle sedi istituzionali, nei luoghi in cui l’assistenza viene realmente organizzata ed erogata, per ascoltare operatori e cittadini prima di elaborare proposte.
Ai presidenti delle CARD regionali è stato chiesto di conoscere più da vicino i Distretti delle rispettive regioni, raccogliendo non soltanto le esperienze positive, ma anche le difficoltà organizzative, gli ostacoli e le soluzioni sviluppate localmente, comprese quelle che nascono al di fuori degli schemi procedurali consolidati.
Da questa impostazione deriva uno degli impegni più concreti annunciati al Congresso: la costruzione di una mappa viva dei 568 Distretti, numero richiamato nella relazione del presidente, con una scheda dedicata a ciascuna realtà territoriale. L’obiettivo è raccogliere progressivamente informazioni, esperienze e caratteristiche organizzative, anche laddove la conoscenza disponibile risulti inizialmente incompleta. Le differenze tra i territori dovranno diventare esse stesse oggetto di analisi, per comprendere meglio come funziona realmente l’assistenza distrettuale nel Paese.
Non si tratta soltanto di censire strutture o raccogliere dati, ma di costruire una base di conoscenza condivisa che consenta di individuare esperienze utili, favorirne la circolazione e mettere in relazione professionisti impegnati ad affrontare problemi analoghi. In questo senso CARD intende essere, nelle parole di Trimarchi, insieme “ricercatrice e seminatrice”, capace di riconoscere ciò che già esiste e promuovere quanto può risultare efficace anche in altri contesti.
Formazione e partecipazione per costruire la CARD del futuro
Un ruolo importante sarà affidato alla formazione. L’Associazione vuole proporsi come luogo di crescita per tutti gli operatori del territorio, trasformando le esperienze professionali in occasioni di informazione, formazione e cambiamento organizzativo. Particolare attenzione viene riservata alla preparazione dei direttori di Distretto, chiamati a guidare processi di trasformazione che richiedono non soltanto disponibilità di risorse, ma anche nuove capacità di gestione e collaborazione. Trimarchi ha posto esplicitamente il problema della preparazione del sistema a utilizzare eventuali maggiori risorse per modificare realmente i modelli di lavoro, evitando di riprodurre pratiche organizzative già consolidate.
Accanto a questi obiettivi, il presidente ha indicato la volontà di rendere CARD una comunità professionale più aperta e partecipata, nella quale congressi e incontri non diventino occasioni di comunicazione unidirezionale, ma spazi di confronto. Le esperienze dei territori, comprese quelle che non hanno raggiunto i risultati sperati, dovranno alimentare una conoscenza collettiva utile a migliorare l’organizzazione dei servizi. Anche le tecnologie potranno favorire occasioni di incontro più frequenti e sostenibili tra i soci.
Il venticinquesimo anniversario diventa così l’occasione per interrogarsi non soltanto sul futuro dei Distretti, ma anche su quello dell’Associazione che li rappresenta. Trimarchi ha sintetizzato questo orientamento rileggendo l’acronimo CARD attraverso quattro parole: “Crederci, Ancora, Riprendere, Dialogo”. Un invito a recuperare il confronto con chi opera nei territori, coinvolgendo anche i professionisti che non conoscono l’Associazione o che nel tempo se ne sono allontanati.
La prospettiva che emerge dal Congresso di Roma è quella di una CARD che intende affiancare alla rappresentanza dei professionisti una funzione sempre più attiva di conoscenza, collegamento e promozione del cambiamento. Al centro resta il Distretto, non come semplice articolazione amministrativa, ma come luogo in cui servizi, professionisti e comunità possono costruire risposte coordinate ai bisogni di salute.
Una direzione che Trimarchi ha ricondotto all’identità stessa dell’Associazione e al suo rapporto con il Servizio sanitario nazionale: fare in modo che l’organizzazione dell’assistenza non perda mai di vista le persone per le quali è stata costruita. Perché, come ha ricordato in apertura, il Distretto, da solo, non cura nessuno. “Sono le persone che si prendono Cura delle persone”.
