Appalti pubblici, EFPIA spinge sul valore, Egualia conferma la strada tracciata: cosa può cambiare per il procurement sanitario

La Federazione europea dell’industria farmaceutica accoglie con favore la proposta della Commissione sul nuovo Public Procurement Act. Al centro il superamento della logica del prezzo più basso, con maggiore peso a qualità, innovazione e resilienza. Una prospettiva che, se confermata, potrebbe incidere direttamente sulle strategie di acquisto di aziende sanitarie e centrali di committenza

Non è soltanto una riforma delle regole europee sugli appalti. Per il management sanitario, il nuovo Public Procurement Act proposto dalla Commissione europea apre una questione più sostanziale: fino a che punto il procurement pubblico può diventare uno strumento di governo dell’innovazione e non rimanere prevalentemente una leva di contenimento della spesa?

È su questo terreno che si colloca la presa di posizione di EFPIA, la Federazione europea delle industrie e associazioni farmaceutiche, che ha accolto favorevolmente la proposta presentata il 9 settembre dalla Commissione.

Il punto che interessa maggiormente l’industria farmaceutica è il maggiore peso attribuito a qualità, innovazione, sostenibilità e resilienza nella valutazione delle offerte. Secondo EFPIA, questo orientamento può contribuire a migliorare l’accesso dei pazienti, sostenere l’innovazione e rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti.

Per chi governa gli acquisti in sanità, però, il tema va oltre il giudizio espresso dall’industria. Se l’impostazione europea verrà confermata nel negoziato con Parlamento e Consiglio, potrebbe rafforzarsi una trasformazione già in corso: dalla gara costruita prevalentemente intorno al costo unitario a procedure nelle quali diventa più importante definire in anticipo quale valore si vuole acquistare e come misurarlo.

Dal prezzo alla qualità: cambia soprattutto la progettazione della gara

EFPIA sostiene in particolare la scelta di rendere il Best Price-Quality Ratio, BPQR, cioè il miglior rapporto tra prezzo e qualità, la metodologia di riferimento per l’aggiudicazione.

La Federazione chiede inoltre che il ricorso a gare basate esclusivamente sul prezzo venga limitato a circostanze eccezionali e chiaramente definite.

Per le amministrazioni sanitarie questo non significa semplicemente attribuire qualche punto in più alla componente tecnica. Significa, potenzialmente, dover costruire capitolati e criteri di valutazione capaci di distinguere in modo più solido ciò che rappresenta effettivamente qualità, innovazione o maggiore affidabilità della fornitura.

È qui che la riforma può diventare soprattutto una sfida organizzativa.

Più cresce il peso dei criteri qualitativi, più diventa necessario disporre di competenze multidisciplinari nella progettazione della gara: non soltanto procurement e amministrazione, ma anche clinici, farmacisti, ingegneria clinica, risk management e, a seconda dell’oggetto dell’acquisto, competenze economiche e organizzative.

Il passaggio dalla semplice comparazione dei prezzi alla valutazione del valore richiede infatti criteri verificabili, indicatori misurabili e procedure sufficientemente robuste da ridurre gli spazi di discrezionalità.

Il procurement come leva di innovazione

È probabilmente questo il punto più interessante della posizione EFPIA dal punto di vista manageriale.

«Gli appalti pubblici dovrebbero premiare il valore, anziché limitarsi a individuare l’opzione più economica», afferma Nathalie Moll, direttrice generale di EFPIA.

Dietro questa affermazione c’è una questione nota ai sistemi sanitari: un acquisto meno costoso nell’immediato non coincide necessariamente con la soluzione che genera il minor costo complessivo o il miglior risultato organizzativo nel tempo.

Nel farmaceutico, come nelle tecnologie sanitarie, il valore può comprendere dimensioni diverse: caratteristiche del prodotto, affidabilità delle forniture, servizi associati, capacità di semplificare processi, impatto organizzativo e, quando misurabile e pertinente alla procedura, effetti sui percorsi assistenziali.

Ma proprio perché il concetto di valore è più ampio del prezzo, diventa anche più complesso da utilizzare nelle procedure pubbliche.

Il vero nodo, per le aziende sanitarie, sarà quindi tradurre questi principi in metriche trasparenti e confrontabili, evitando che una maggiore apertura alla qualità si trasformi in criteri generici o difficili da verificare.

Sicurezza delle forniture, un criterio destinato a pesare di più

L’altro grande tema richiamato da EFPIA riguarda la resilienza delle catene di approvvigionamento.

Negli ultimi anni la continuità delle forniture è diventata una variabile sempre più rilevante anche nella gestione sanitaria. La proposta europea punta a rafforzare questa dimensione e EFPIA condivide l’obiettivo, ma mette in guardia dal rischio di identificare automaticamente la resilienza con la localizzazione della produzione in Europa.

Secondo la Federazione, catene di fornitura solide dipendono anche dalla presenza di reti produttive globali affidabili e diversificate. Per questo eventuali criteri territoriali dovrebbero rimanere eccezionali, proporzionati e non discriminatori.

Anche qui la questione è direttamente gestionale.

Se la resilienza entrerà con maggiore forza nei criteri di aggiudicazione, le stazioni appaltanti dovranno decidere come valutarla. Non basterà probabilmente chiedere dove venga prodotto un bene. Potrebbero diventare più rilevanti elementi come la diversificazione dei siti produttivi, la disponibilità di scorte, i tempi di ripristino della fornitura, la capacità logistica o i piani di continuità operativa.

In altre parole, un criterio fino a ieri percepito soprattutto come industriale potrebbe entrare sempre di più nella normale gestione del rischio di approvvigionamento delle aziende sanitarie.

Più discrezionalità richiede più governance

EFPIA richiama infine un passaggio particolarmente delicato: il margine che gli acquirenti pubblici conserverebbero nella definizione dei criteri di sostenibilità e resilienza.

La Federazione chiede salvaguardie affinché questi criteri siano proporzionati, basati su evidenze e non discriminatori.

Per il management pubblico il problema può essere letto in termini ancora più ampi. Una maggiore possibilità di modulare i criteri di gara può consentire procedure più aderenti ai bisogni reali, ma aumenta contemporaneamente la responsabilità di chi le progetta.

Più si riduce l’automatismo del prezzo, più diventano centrali la qualità della programmazione degli acquisti, la capacità di documentare le scelte e la coerenza tra fabbisogno clinico-organizzativo e criteri utilizzati in gara.

Il procurement strategico richiede quindi anche maturità organizzativa: analisi dei fabbisogni, conoscenza del mercato, dialogo tra funzioni aziendali, capacità di definire outcome e indicatori e monitoraggio successivo dell’esecuzione del contratto.

Una riforma europea, ma una sfida molto concreta per le aziende sanitarie

Il Public Procurement Act è ancora una proposta e dovrà essere discusso da Parlamento europeo e Consiglio. Non tutte le disposizioni entreranno quindi necessariamente nel testo finale con l’impostazione oggi prospettata.

La direzione, tuttavia, è significativa.

La posizione di EFPIA mette in evidenza uno dei nodi che il procurement sanitario dovrà affrontare sempre più spesso: come tenere insieme sostenibilità economica, qualità, innovazione e sicurezza delle forniture senza indebolire la concorrenza.

È una questione che riguarda certamente il rapporto con l’industria, ma ancora prima riguarda il modo in cui le aziende sanitarie programmano i propri acquisti.

Perché passare dal prezzo al valore non significa semplicemente cambiare una formula di aggiudicazione. Significa essere in grado di definire prima della gara quale valore si sta cercando, tradurlo in criteri misurabili e verificare, dopo l’aggiudicazione, che quel valore venga realmente prodotto.

La posizione di Egualia

Per Egualia – Industrie Farmaci Accessibili, si tratta di un orientamento che rafforza la scelta già compiuta dal legislatore italiano con la nuova disciplina dell’accordo quadro per i farmaci fuori brevetto. Una scelta importante che ora deve trovare piena e concreta attuazione nelle procedure di acquisto.

Nel settore farmaceutico – si legge nella nota di Egualia – il procurement non è soltanto uno strumento per assicurare efficienza alla spesa pubblica. Le modalità con cui vengono costruite e aggiudicate le gare incidono sulla struttura del mercato, sulla permanenza di una pluralità di operatori, sulla capacità delle imprese di programmare la produzione e, in ultima analisi, sulla continuità della disponibilità dei medicinali per il Servizio sanitario nazionale.

In questa prospettiva – prosegue la nota – Egualia ritiene essenziale dare piena attuazione al nuovo accordo quadro, valorizzando procedure multi-aggiudicatario capaci di preservare la concorrenza e ridurre i rischi derivanti da un’eccessiva concentrazione dell’offerta. A questo devono affiancarsi criteri che tengano conto non soltanto del prezzo, ma anche della qualità e dell’affidabilità delle forniture, una maggiore prevedibilità della domanda e dei volumi e un’adeguata attenzione alle offerte economicamente non sostenibili, che possono mettere a rischio la continuità delle forniture e favorire l’uscita degli operatori dal mercato.

La convergenza tra il percorso già avviato dall’Italia e la nuova impostazione europea rappresenta quindi un’opportunità da cogliere. L’Italia ha già indicato la strada e ora il passaggio decisivo è renderla effettiva, traducendo la nuova disciplina dell’accordo quadro in modelli di gara capaci di coniugare sostenibilità della spesa, concorrenza, continuità delle forniture e sicurezza degli approvvigionamenti.

Un procurement più equilibrato, competitivo e prevedibile può contribuire non solo alla sostenibilità del mercato dei farmaci fuori brevetto, ma anche a creare condizioni più favorevoli agli investimenti produttivi e a rafforzare la resilienza del sistema farmaceutico italiano ed europeo.

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