Il policy paper di SCHOLA-ALTEMS analizza l’evoluzione del Nuovo Sistema di Garanzia tra il 2020 e il 2024, mettendo in relazione performance assistenziali, risorse ed esiti di salute
Il Servizio sanitario nazionale ha migliorato la propria capacità di garantire i Livelli essenziali di assistenza, ma il progresso resta disomogeneo tra i territori e non dipende soltanto dalla quantità di risorse disponibili.
È quanto emerge dal Policy Paper #1/2026, “Dai punteggi NSG alle decisioni di policy: performance, risorse ed esiti del SSN, 2020-2024”, elaborato da Americo Cicchetti e Luca Giorgio per SCHOLA – Strategic Competencies for Healthcare Organizations Lab, laboratorio di ALTEMS, l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
L’analisi incrocia i dati del Nuovo Sistema di Garanzia del Ministero della Salute con quelli economico-finanziari della Ragioneria Generale dello Stato e con alcuni indicatori demografici e di salute dell’Istat.
Migliorano i LEA, ma restano divari territoriali
Tra il 2020 e il 2024, le Regioni e Province autonome sufficienti contemporaneamente nelle tre macro-aree del NSG — prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera — passano da 11 a 18 su 21. Nello stesso periodo, i punteggi inferiori alla soglia di 60 scendono da 17 a 3.
Nel 2024 restano insufficienti la Sicilia e la Provincia autonoma di Bolzano nella prevenzione e la Calabria nell’assistenza distrettuale. L’area territoriale continua a rappresentare uno dei principali punti critici, mentre l’assistenza ospedaliera raggiunge la sufficienza in tutto il Paese, pur senza livelli uniformemente elevati.
Più spesa non significa automaticamente più performance
Uno dei risultati più rilevanti riguarda il rapporto tra spesa e capacità di garantire i LEA. Il paper non rileva una relazione lineare stabile tra spesa sanitaria corrente pro capite e punteggio NSG: Regioni con livelli di spesa simili possono ottenere risultati molto diversi. Anche il risultato d’esercizio, da solo, non costituisce una misura attendibile dell’efficienza assistenziale.
Più significativa appare invece l’associazione con il finanziamento effettivo pro capite. Le risorse contano, ma non bastano: organizzazione delle reti, appropriatezza, capacità amministrativa, gestione del personale e continuità assistenziale contribuiscono a spiegare le differenze tra i territori.
«La priorità non è più soltanto contenere la spesa – sottolinea Americo Cicchetti – ma rafforzare la capacità dei sistemi regionali di trasformare finanziamenti e competenze in accesso, continuità assistenziale, appropriatezza ed esiti di salute».
Il nodo della governance
Il documento invita a utilizzare il NSG non soltanto come strumento di verifica della conformità, ma come leva di diagnosi gestionale e di miglioramento continuo.
Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento dell’assistenza territoriale, l’integrazione tra obiettivi economici e assistenziali nei piani di rientro, finanziamenti più stabili e prevedibili e una maggiore capacità di confrontare i modelli organizzativi regionali.
Il punto centrale è spostare l’attenzione dal solo ammontare della spesa alla capacità di trasformare le risorse in servizi accessibili, appropriati e continui. In questa prospettiva, il paper propone una governance più orientata ai risultati, alle competenze manageriali e alla riduzione dei divari territoriali.
