Le liste d’attesa continuano a rappresentare uno dei nodi più delicati per l’accesso alle cure nel Servizio sanitario nazionale. I nuovi dati diffusi da Agenas attraverso il Cruscotto 2.0 della Piattaforma nazionale per le liste d’attesa mostrano un quadro in miglioramento, ma ancora attraversato da criticità importanti, soprattutto nelle urgenze e nei divari tra territori.
La novità principale è il salto di qualità nel monitoraggio. La Piattaforma nazionale, istituita con il Decreto-legge 73/2024 e collocata presso Agenas, consente oggi di leggere non solo dati aggregati nazionali, ma anche informazioni regionali, per singola prestazione e classe di priorità. Tra gennaio 2025 e aprile 2026 sono state acquisite oltre 65 milioni di prenotazioni, relative a strutture pubbliche e private accreditate: circa 32 milioni riguardano prime visite specialistiche e circa 33 milioni esami diagnostici.
Nel primo quadrimestre 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, la percentuale di rispetto dei tempi è salita dal 76,1% al 78,7% per le prime visite e dall’83,0% all’84,7% per gli esami diagnostici. Il miglioramento riguarda tutte le classi di priorità ed è più evidente per le prestazioni più urgenti: le visite in classe U, da garantire entro 3 giorni, passano dal 76,9% all’80,6%, mentre quelle in classe B, entro 10 giorni, dal 76,8% all’80,2%. Anche per gli esami diagnostici si registra un progresso: le urgenze salgono dal 72,4% al 75,7% e la classe B dal 75,2% al 77,3%.
Il dato positivo, però, non esaurisce il problema. Secondo quanto riportato da Quotidiano Sanità, tra gennaio e aprile 2026, su circa 10 milioni di prenotazioni acquisite dalla Piattaforma, restano circa 2 milioni di visite ed esami fuori dai tempi di garanzia. Inoltre, alcune prestazioni urgenti continuano a mostrare forti difficoltà: per esempio, la colonscopia urgente rispetta i tempi solo nel 36,9% dei casi, l’elettromiografia nel 34,8% e la risonanza magnetica dell’addome nel 35,3%.
Anche il confronto regionale invita alla prudenza. Agenas segnala buoni risultati in 16 Regioni su 21 per le prime visite e in 15 Regioni su 21 per gli esami diagnostici. Tuttavia, le differenze restano marcate. Per le prime visite, nel 2026 la Basilicata raggiunge il 98,8% di rispetto dei tempi, mentre la Provincia autonoma di Trento si ferma al 56,1%. Per gli esami diagnostici, il Veneto arriva al 97,6%, mentre l’Umbria registra il 62,8%.
Un elemento chiave riguarda l’attribuzione delle classi di priorità. In alcune Regioni la quota di prestazioni inserite in classe P, programmata entro 120 giorni, è molto elevata: per le prime visite si arriva all’85,5% in Basilicata e all’80,1% in Campania, mentre Toscana e Piemonte sono rispettivamente al 7,8% e all’8,2%. Questo significa che le percentuali di rispetto dei tempi vanno lette insieme alla composizione della domanda: se molte prestazioni sono collocate nella classe meno urgente, il confronto tra territori può risultare meno immediato.
Il Cruscotto 2.0 permette però di andare oltre la semplice fotografia dei tempi. Tra gli indicatori osservati ci sono anche la distanza tra l’appuntamento proposto e quello accettato, l’accessibilità al CUP e il rapporto tra prescrizioni e prenotazioni effettivamente prese in carico dal SSN. Su quest’ultimo punto, i dati del flusso Tessera sanitaria indicano che a una prescrizione medica segue una prenotazione al CUP nel 50,3% delle prime visite e nel 54,4% degli esami diagnostici. Una parte delle mancate prenotazioni può avere motivi fisiologici, ma percentuali molto elevate possono segnalare difficoltà di presa in carico.
Dai dati emergono anche alcune soluzioni che sembrano funzionare: centralizzazione delle agende, apertura di ambulatori e servizi diagnostici nei weekend, lavoro aggiuntivo dei medici, recall dei pazienti per ridurre le mancate presentazioni, utilizzo dell’intelligenza artificiale per ottimizzare le agende e app di prenotazione integrate con il Fascicolo sanitario elettronico. Ma Agenas sottolinea che aumentare l’offerta non basta: serve intervenire anche sull’appropriatezza prescrittiva, con strumenti condivisi tra medici di medicina generale, specialisti e sistemi regionali.
La direzione indicata è quella di una governance più trasparente, digitale e responsabile. La Piattaforma sarà progressivamente resa interoperabile con le 21 piattaforme CUP regionali entro la fine del 2026 e Agenas pubblicherà un bollettino trimestrale sui tempi di attesa. L’obiettivo finale è costruire un sistema capace non solo di misurare meglio, ma anche di accompagnare i cittadini, soprattutto quelli più fragili, evitando che restino soli davanti alla complessità della prenotazione.
