e un pediatra di famiglia sta diventando sempre più difficile in molte aree del Paese. A lanciare l’allarme è la Fondazione Gimbe che, in una nuova analisi dedicata alla pediatria di libera scelta, stima una carenza di almeno 497 professionisti sul territorio nazionale. Una situazione che interessa soprattutto il Nord Italia: quasi l’80% delle carenze si concentra infatti tra Lombardia, Piemonte e Veneto. Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, le difficoltà non riguardano soltanto le aree interne o montane: “In molte zone del Paese le famiglie incontrano ostacoli sempre maggiori nell’iscrivere i propri figli a un pediatra di famiglia. Una situazione che rischia di compromettere la continuità dell’assistenza, soprattutto per i bambini più piccoli e fragili”, spiega.
Sempre meno bambini, ma anche meno pediatri
La denatalità continua a modificare il panorama dell’assistenza pediatrica. Secondo i dati Istat, tra il 2019 e il 2025 il numero di bambini nella fascia 0-5 anni, per la quale l’assistenza del pediatra è obbligatoria, si è ridotto di circa 420mila unità.

Tuttavia, il calo delle nascite non si traduce automaticamente in una riduzione del carico di lavoro per i pediatri. Nel 2024 sono nati poco più di 370 mila bambini, mentre quasi 567 mila ragazzi hanno compiuto 14 anni, passando teoricamente all’assistenza del medico di medicina generale. Ma proprio la carenza di medici di famiglia rende spesso difficile questo passaggio, con il risultato che molti adolescenti continuano a restare in carico ai pediatri. A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la diminuzione dei professionisti in attività. Nel 2019 i pediatri di libera scelta erano 7.373; al 1° gennaio 2025 sono scesi a 6.284, con una riduzione del 15%.
In alcune regioni oltre mille assistiti per pediatra
Secondo le rilevazioni della Sisac, i 6.284 pediatri attualmente in servizio seguono quasi 5,8 milioni di bambini e ragazzi. In media ogni professionista ha in carico 917 assistiti, ma le differenze territoriali sono marcate.


Tre territori superano il massimale di 1.000 assistiti previsto dall’Accordo collettivo nazionale: Piemonte con 1.126 assistiti per pediatra, Provincia autonoma di Bolzano con 1.114 e Veneto con 1.018. “Con questi livelli di saturazione il principio della libera scelta rischia di rimanere solo sulla carta – osserva Cartabellotta -. In molte aree trovare un pediatra disponibile è sempre più difficile e il fenomeno interessa ormai anche numerose grandi città”.
Quasi 500 pediatri mancanti, il Nord concentra le maggiori criticità
Per stimare il fabbisogno reale di professionisti, la Fondazione Gimbe ha utilizzato come riferimento il rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti. L’analisi evidenzia una carenza complessiva di 497 pediatri di libera scelta.

La Lombardia registra il deficit più elevato con 186 professionisti mancanti, seguita da Piemonte (109) e Veneto (96). Da sole, queste tre regioni concentrano il 78,7% della carenza nazionale. Situazione diversa in Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Puglia e Umbria, dove il numero medio di assistiti per pediatra resta inferiore alla soglia ottimale di 850 e non emergono carenze a livello regionale. Secondo Gimbe, tuttavia, le medie regionali rischiano di nascondere situazioni locali molto più critiche, soprattutto nelle aree interne e nei territori a bassa densità abitativa.
Oltre 1.500 pensionamenti entro il 2029
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda il ricambio generazionale. Secondo i dati della Federazione italiana medici pediatri, tra il 2025 e il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri di libera scelta.

Le uscite interesseranno tutte le regioni, con la Campania che registra il numero più elevato di pensionamenti. Negli ultimi anni sono aumentate le borse di studio per la specializzazione in pediatria, passate da 496 nell’anno accademico 2017-2018 a 854 nel 2024-2025.

Ma questo dato non basta a rassicurare sul futuro. “Non è possibile prevedere quanti specialisti sceglieranno la pediatria di famiglia anziché quella ospedaliera”, sottolinea Cartabellotta. “Per questo non sappiamo se il ricambio generazionale sarà sufficiente a compensare i pensionamenti e a colmare le carenze già esistenti”.
La riforma e l’assistenza fino a 18 anni
L’analisi si sofferma anche sulla bozza di riordino dell’assistenza primaria, che prevede un maggiore coinvolgimento dei pediatri nelle Case della Comunità e l’estensione dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni. Secondo Gimbe, l’obiettivo di garantire maggiore continuità assistenziale durante l’età evolutiva è condivisibile, ma la sua applicazione appare complessa. Mantenendo infatti l’attuale rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti, servirebbero oggi oltre 3.500 professionisti aggiuntivi per prendere in carico tutti i ragazzi fino alla maggiore età: 811 per seguire i minori tra 6 e 13 anni oggi assistiti dai medici di medicina generale e altri 2.721 per la fascia 14-17 anni. “Estendere l’assistenza pediatrica fino ai 18 anni senza modificare il rapporto ottimale e il massimale di assistiti non è realistico – afferma Cartabellotta -. Per garantire la qualità dell’assistenza servirebbero circa 4mila pediatri in più: quasi 500 per colmare le carenze attuali e oltre 3.500 per coprire l’intera fascia 0-18 anni”.
Programmazione e territorio le sfide da affrontare
Per la Fondazione Gimbe il problema non riguarda soltanto il numero dei professionisti disponibili, ma anche la loro distribuzione sul territorio. La programmazione del fabbisogno dovrebbe tenere conto sia delle dinamiche demografiche sia della reale disponibilità di specialisti disposti a intraprendere la carriera di pediatra di famiglia. Parallelamente, conclude Cartabellotta, “sarà fondamentale completare la riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR e sviluppare modelli organizzativi multidisciplinari capaci di sfruttare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale, garantendo al tempo stesso una presenza capillare dei pediatri di libera scelta in tutto il Paese”.
